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Quella tavola rotonda dello scorso 29 maggio ha visto due momenti salienti: dopo l’intervento iniziale di Petrini infatti, si sono avvicendati prima i pareri tecnici e poi quelli politici.

Dal campo medico si è sollevata la voce del dottor Roberto Longo, storico volto del nosocomio sublacense e attivo sulla struttura dal 1979, anno dell’inaugurazione.

La sua visione è quantomai preziosa perchè ha assistito con i suoi occhi al decadimento della struttura: in particolare, essendo il responsabile del reparto di chirurgia, il trasferimento in blocco di rianimazione ha rappresentato un duro colpo per la sua equipe. Di fatto il decreto Zingaretti, dichiara Longo, evidenziando un disagio, non ha fatto altro che rappresentare una penalizzazione ulteriore, sminuendo l’importanza di una struttura che invece rappresenta il riferimento sanitario di tutta la Valle dell’Aniene. Longo ha anche affrontato l’emergenza Covid ed ha visto il suo reparto chiudere proprio per fronteggiare questa minaccia.

Se il nosocomio è sopravvissuto allora, è grazie alla dedizione del personale sanitario a tutti i livelli, dato confermato dal secondo intervento, quello del dottor Luigi Gaetani. In qualità di medico di medicina generale ha sottolineato le tante, troppe carenze della medicina territoriale che, se non è in grado di dialogare con la struttura ospedaliera, può garantire un’assistenza parziale. Un dato preoccupante se confrontato con la composizione sociale della nostra popolazione, sempre più anziana, con numerose cronicità e quin- di bisognosa di un’assistenza domiciliare valida per non sovraffollare i nosocomi.

Ultimo parere medico è sopraggiunto dal dottor e primario Paolo Catitti che ha offerto una visione più ampia, lontana da Subiaco ma in grado di proporre idee programmatiche pre- ziose.

La chiosa finale invece è toccata al consigliere comunale di Fratelli d’Italia Antonello Ricci che ha scelto di partire dalla legge della selezione della natura: chi non cresce, muore. Una prospettiva da cancellare per il nostro nosocomio che ormai però è per il 50% demandato ad un manicomio criminale, il tutto dovuto alla mancata abrogazione di quello scellerato decreto 80 da parte di Zingaretti. Quella scelta infatti ha permesso l’installazione della REMS nella nostra struttura ospedaliera con evidenti responsabilità da parte dell’amministrazione.

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